Sacco di Roma (1527)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il sacco di Roma avvenne nel 1527 ad opera delle truppe dei lanzichenecchi al soldo dell'Imperatore Carlo V d'Asburgo.
Indice |
[modifica] Le premesse
La vicenda si inquadra nella più ampia cornice dei conflitti per la supremazia in Europa, tra gli Asburgo e i Valois, ovverosia tra Francesco I di Valois, Re di Francia e Carlo V d'Asburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero nonché Re di Spagna. Più precisamente si inserisce nel secondo conflitto che vide impegnati i due sovrani dal 1526 al 1529. Secondo una visuale più ampia viene anche ricordato come una crociata luterana contro la Roma papalina.
Il primo conflitto si era concluso con la sconfitta di Francesco I a Pavia e la sottoscrizione del Trattato di Madrid, avvenuta nel mese di gennaio del 1526, a seguito della quale il sovrano francese dovette rinunciare, tra l'altro, ad ogni suo diritto sull'Italia e restituire la Borgogna agli Asburgo.
Nel maggio successivo, però, papa Clemente VII (al secolo Giulio de' Medici), sfruttando l'insoddisfazione del Valois per aver dovuto sottoscrivere un trattato contenente clausole estremamente mortificanti per la Francia, si rese promotore di una Lega anti-imperiale, la cosiddetta Santa Lega di Cognac.
In sostanza papa Clemente aveva condiviso il risentimento del re di Francia, poiché vi era il timore più che giustificato, in base a ciò che nei secoli precedenti gli Imperatori del Sacro Romano Impero avevano fatto o tentato, che il sovrano asburgico, una volta impossessatosi dell'Italia settentrionale ed avendo già nelle sue mani l'intera Italia meridionale come eredità spagnola, potesse essere indotto ad unificare tutti gli Stati della penisola sotto un unico scettro, a danno dello Stato Pontificio, che rischiava, in tal modo, di scomparire completamente.
La Lega era composta oltre che dal Papa e dal Re di Francia, anche dal Ducato di Milano, Repubblica di Venezia, Repubblica di Genova oltre che dalla Firenze dei Medici.
L'Imperatore tentò di riconquistare l'alleanza con il Pontefice, intenzionato a controllare momentaneamente l'Italia settentrionale; ma non avendo avuto successo, decise di intervenire militarmente. Non essendo, però, in grado di procedere di persona, a causa di impegni sia sul fronte interno contro i luterani che su quello esterno contro l'Impero Ottomano che premeva alle porte orientali dell'Impero, fece in modo di scatenare contro lo stato pontificio la potente famiglia romana dei Colonna, da sempre nemica giurata della famiglia Medici.
La rivolta dei Colonna produsse i suoi effetti. Il cardinale Pompeo Colonna sguinzagliò nella città pontificia i suoi soldati che la saccheggiarono. Clemente VII, assediato a Roma fu costretto a chiedere aiuto all'Imperatore con la promessa di cedere in cambio la propria alleanza ai danni del Re di Francia, rompendo la Lega Santa. Pompeo Colonna si ritirò con calma a Napoli. Clemente VII, una volta libero di poter decidere per il meglio dello stato pontificio, non mantenne il patto stipulato comunque sotto ricatto, e chiamò in suo aiuto l'unica forza che poteva seriamente difenderlo, proprio Francesco I.
A questo punto l'Imperatore dispose l'intervento armato contro lo Stato Pontificio (che nella città di Roma era allora rappresentato dal reggente Governatore Giovan Girolamo de' Rossi, nominato proprio in quell'anno) mediante l'invio di un contingente di lanzichenecchi, al comando del duca Carlo di Borbone connestabile di Francia, uno dei più grandi condottieri francesi, inviso al re Francesco. Le truppe sul campo, erano comunque comandate dal generale Georg Von Frundsberg, il quale non poté portare a compimento la missione in quanto, colpito da improvviso grave malore, dovette rientrare precipitosamente in Germania, lasciando nelle mani del Borbone anche il comando sul campo.
[modifica] L'evento
(Hans Holbein)
Il duca partì da Arezzo il 20 aprile 1527, alla testa di 35.000 soldati, approfittando delle precarie situazioni in cui si trovavano i veneziani ed i loro alleati a causa dell'insurrezione di Firenze contro i Medici.
Le truppe a difesa della città erano poco numerose (non più di cinquemila), ma avevano dalla loro parte le solide mura e l'artiglieria, di cui gli assedianti erano sprovvisti.
Borbone doveva prendere la città in fretta, per evitare di essere intrappolato a sua volta dall'esercito della Lega. Il 6 maggio Borbone venne colpito a morte, ma questo fatto diede ancor più forza al suo esercito, che espugnò le mura entrando in città.
Solo grazie alla resistenza e al sacrificio dell'intera Guardia Svizzera, papa Clemente VII riuscì a riparare a Castel Sant'Angelo.
Benvenuto Cellini, nella sua Autobiografia, millanta di aver ucciso lui, con un colpo di colubrina, il Conestabile di Borbone mentre, a cavallo, passava in rassegna le truppe lanzichenecche.
Il sacco ebbe un grave costo per la città: vi furono ventimila vittime, oltre a danni incalcolabili sul patrimonio, anche artistico, della città (anche i lavori nella fabbrica di san Pietro si interruppero e ripresero solo nel 1534 con il pontificato di Paolo III):
| « Tutte le cose sacre, i sacramenti e le reliquie de' santi, delle quali erano piene tutte le chiese, spogliate de' loro ornamenti, erano gittate per terra; aggiugnendovi la barbarie tedesca infiniti vilipendi. E quello che avanzò alla preda de' soldati (che furno le cose più vili) tolseno poi i villani de' Colonnesi, che venneno dentro. Pure il cardinale Colonna, che arrivò (credo) il dí seguente, salvò molte donne fuggite in casa sua. Ed era fama che, tra denari oro argento e gioie, fusse asceso il sacco a più di uno milione di ducati, ma che di taglie avessino cavata ancora quantità molto maggiore. » | |
|
(Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, 18,8)
|
Alla devastazione seguì la peste, portata appunto dai lanzichenecchi. Alla fine di quell'anno tremendo, a Roma rimaneva un abitante su cinque.
[modifica] Cause dello scempio
Le ragioni che indussero i mercenari germanici ad abbandonarsi ad un saccheggio così efferato e per così lungo tempo, cioè per circa un anno, risiedono, soprattutto, nell'acceso odio che la maggior parte di essi, luterani, nutrivano per la Chiesa.
Inoltre, a quei tempi i soldati venivano pagati ogni cinque giorni, cioè per "cinquine". Quando però il comandante delle truppe non disponeva di danaro sufficiente per la retribuzione delle soldatesche, autorizzava il cosiddetto "sacco" della città, che non durava, in genere, più di una giornata. Il tempo sufficiente, cioè, affinché la truppa si rifacesse della mancata retribuzione.
Nel caso specifico, i lanzichenecchi non solo erano rimasti senza paga, ma erano rimasti anche senza il comandante. Infatti il Frundsberg era rientrato precipitosamente in Germania per motivi di salute e il Borbone era rimasto vittima sul campo.
Senza paga, senza comandante e senza ordini, in preda ad una avversione rabbiosa per il cattolicesimo, fu facile per la soldataglia abbandonarsi al saccheggio per un così lungo tempo.
[modifica] Voci correlate
[modifica] I protagonisti
- Papa Clemente VII
- Guardia Svizzera Pontificia
- Francesco Guicciardini
- Benvenuto Cellini
- Carlo III Duca di Borbone-Montpensier
- Fabrizio Maramaldo
- Pompeo Colonna
- Luigi Gonzaga
- Ferdinando Gonzaga
- Filiberto di Chalons
- Georg von Frundsberg
- Lanzichenecchi
- Ludovico Lodron
[modifica] Altre voci correlate
- Lega di Cognac
- Storia di Roma
- Sacco di Roma (390 a.C.)
- Sacco di Roma (410)
- Sacco di Roma (455)
- Sacco di Roma (1084)
- Carlo V d'Asburgo
- Carlo V e i Papi
[modifica] Bibliografia
- Francesco Guicciardini, Storia d'Italia. Per il sacco di Roma e la prigionia del papa, vedi Libro 18.mo, capp. 8-14
[modifica] Collegamenti esterni
- Il sacco di Roma su Sapere.it

