Padova

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Padova
Panorama di Padova
Padova - Stemma
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Veneto
Provincia: stemma Padova
Coordinate: 45°24′23″N 11°52′40″E / 45.40639, 11.87778Coordinate: 45°24′23″N 11°52′40″E / 45.40639, 11.87778
Altitudine: 12 m s.l.m.
Superficie: 92,85 km²
Abitanti:
212.500 2008
Densità: 2264,65 ab./km²
Frazioni: Altichiero, Arcella, Bassanello, Brusegana, Camin, Chiesanuova, Forcellini, Guizza, Madonna Pellegrina, Mandria, Montà, Mortise, Paltana, Ponte di Brenta, Ponterotto, Pontevigodarzere, Sacra Famiglia, Salboro, Santa Croce-Città Giardino, Stanga, Terranegra, Torre, Voltabarozzo, Voltabrusegana 
Comuni contigui: Abano Terme, Albignasego, Cadoneghe, Legnaro, Limena, Noventa Padovana, Ponte San Nicolò, Rubano, Saonara, Selvazzano Dentro, Vigodarzere, Vigonovo (VE), Vigonza, Villafranca Padovana
CAP: 35100
Pref. tel: 049
Codice ISTAT: 028060
Codice catasto: G224 
Nome abitanti: padovani o patavini 
Santo patrono: sant'Antonio di Padova, san Prosdocimo, santa Giustina e san Daniele 
Giorno festivo: 13 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Non alla solitudine scrovegna,
o Padova, in quel bianco april felice
venni cercando l'arte beatrice
di Giotto che gli spiriti disegna;

né la maschia virtù d'Andrea Mantegna,
che la Lupa di bronzo ebbe a nutrice,
mi scosse; né la forza imperatrice
del Condottier che il santo luogo regna.

Ma nel tuo prato molle, ombrato d'olmi
e di marmi, che cinge la riviera
e le rondini rigano di strida,

tutti i pensieri miei furono colmi
d'amore e i sensi miei di primavera,
come in un lembo del giardin d'Armida. »

Padova (veneto: Pàdoa) è una città di 212.500 abitanti, 440.023 con l'area metropolitana[1][2], dell'Italia nord-orientale, capoluogo dell'omonima provincia della regione Veneto.

Sede di una prestigiosa Università, Padova vanta numerosissime testimonianze di un glorioso passato culturale ed artistico, che la rendono meta di turisti da ogni parte del mondo. È oggi un importante centro economico e uno dei più importanti e grandi centri intermodali, anche fluviale, di tutta Europa,[3] e rappresenta attualmente il più grande interporto nel nord e centro Italia.[4]

Padova è, tra l'altro, universalmente nota come la città di sant'Antonio, il famoso francescano portoghese, nato a Lisbona nel 1195, che a Padova visse per alcuni anni e vi morì (13 giugno[5] 1231).

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Territorio

Per approfondire, vedi la voce Area metropolitana di Padova.
Mappa di Padova e dei suoi quartieri


Padova è collocata all'estremità orientale della Pianura Padana circa 10 km a nord dei Colli Euganei e circa 20 km a ovest della Laguna Veneta. Il territorio comunale si sviluppa su 92 km2, interamente pianeggianti e solcati da vari corsi d'acqua, che hanno dato nei secoli la forma e la protezione alla città.

La città poggia su un terreno composto di materiali fini limoso-sabbiosi, mentre i sedimenti ghiaiosi sono rari. La distribuzione dei vari livelli stratigrafici è molto irregolare a causa delle frequenti divagazioni e variazioni del corso dei fiumi che hanno subito durante l'ultima era geologica (si veda per esempio la rotta della Cucca).

A ovest della città nelle aree rurali del quartiere Montà sono ben visibili vari paleoalvei del fiume Brenta.

Confina:

Per quanto riguarda il rischio sismico Padova è classificata nella zona 4 (sismicità irrilevante) dall'Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003.[6]

[modifica] Le vie d'acqua

Veduta dal Ponte delle Torreselle
Veduta dal Ponte delle Torreselle

La città è nata e si è sviluppata all'interno dei bacini idrografici dei fiumi Brenta e Bacchiglione che di conseguenza hanno fortemente condizionato il tessuto urbano (che donano a molti angoli della città scorci suggestivi [7]).

In passato, tali corsi d'acqua erano fondamentali per l'economia cittadina, in particolar modo per la presenza di numerosi mulini e per la loro evidente funzione commerciale, segnatamente per congiungere la città con la vicina Venezia e gli altri centri della provincia di Padova. Inoltre, i canali hanno rappresentato a lungo un valido complemento delle opere di fortificazione della città. Le opere di ingegneria fluviale che si sono susseguite nel corso dei secoli, soprattutto per impulso del Magistrato alle Acque della Repubblica di Venezia, hanno permesso di ridurre il rischio di esondazioni che potessero interessare il tessuto urbano della città; gli ultimi grandi lavori risalgono però all'800. L'attuale, complesso, sistema di collegamenti e chiuse tra i canali cittadini è in grado di gestire e far defluire onde di piena anche significative, senza troppi rischi per la città. L'unica area che potrebbe eventualmente essere a rischio, e solo in presenza di piene di dimensioni eccezionali, è la zona sud-orientale di Terranegra (il cui nome è indicativo del fatto che anche nei secoli passati veniva spesso coinvolta dalle esondazioni).

Canale in riviera San Benedetto
Canale in riviera San Benedetto

I corsi d'acqua cittadini principali sono:

  • Brenta, che origina dai laghi di Levico e Caldonazzo, e percorre il confine nord di Padova delimitando il quartiere Nord dai comuni limitrofi.
  • Bacchiglione dopo aver ricevuto a Tencarola le acque del Brenta tramite il canale Brentella, entra in città al Bassanello da ovest dove si divide in tre tronchi:
  • Canale di Battaglia, antico canale artificiale (XII secolo) che si distacca dal fiume Bacchiglione in località Bassanello, ora nella periferia meridionale della città, per dirigersi quindi verso i centri a sud della provincia, ricongiungendosi poi attraverso la rete dei canali con il tratto finale del fiume.
  • Canale Scaricatore, che volge verso ovest costruito dal governo Austriaco nel 1830 per regolamentare le piene del fiume e rimaneggiato negli anni 1920. Convoglia all'esterno della città la maggior parte delle acque del fiume.
  • Tronco Maestro che volge verso nord e che osteggia il centro storico ad ovest e a nord, fino alle Porte Contarine; fungeva da canale difensivo per il lato nord-ovest delle mura duecentesche. Era utilizzato soprattutto per la navigazione.
  • Naviglio Interno, che si dirama dal Tronco Maestro, attraversa il centro storico a sud e ad est, seguendo quello che era il percorso del Medoacus e si ricongiunge con il ramo principale alle Porte Contarine. Era utilizzato soprattutto per alimentare i molini e se ne distaccano diversi canali secondari, tra i quali il canale di Santa Chiara che esce dalla città verso sud-est per ricongiungersi poco oltre con il canale Piovego.
  • Canale Piovego, si origina dalla confluenza del Tronco Maestro e del Naviglio Interno presso le Porte Contarine e quindi prosegue verso il Brenta e quindi Venezia, delimitando a nord le mura cinquecentesche;
Le Porte Contarine
Le Porte Contarine
Naviglio Interno
Naviglio Interno

Le opere di interramento dei canali cittadini, in particolar modo del Naviglio Interno (via Riviera Ponti Romani) a partire dagli anni cinquanta, ne hanno decretato un lungo periodo di abbandono, oltre naturalmente ad aver alterato irreparabilmente lo stretto connubio tra Padova e le sue acque. È solo negli anni novanta che si è assistito ad un recupero delle vie d'acqua cittadine, ora percorse nuovamente da imbarcazioni, e su cui nei primi anni di questo secolo si è provato anche ad investire in direzione del turismo fluviale.

[modifica] Le aree verdi

Per approfondire, vedi la voce Aree verdi di Padova.

La città di Padova può vantare 2.512.945 m2 di aree verdi, 1.680.939 m2 di verde attrezzato (verde nei quartieri con giochi per bambini, piste ciclabili, campi polivalenti...), 11,91 m2 di verde per abitante, 2,69% di superificie verde rispetto alla superficie totale (dati del 2005). [8]

Nel 2006 Padova ha vinto il primo premio La città per il verde, assegnato a Genova in occasione della manifestazione Euroflora 2006 [9].

L'orto Botanico patrimonio dell'UNESCO
L'orto Botanico patrimonio dell'UNESCO

Alcuni esempi di aree verdi padovane:

  • L'Orto Botanico di Padova, il più antico orto botanico universitario ancora esistente al mondo e patrimonio dell'UNESCO, custodisce (tra innumerevoli altre piante) la cosiddetta palma di S. Pietro[10], cui Goethe dedicò alcuni scritti;
  • l'Isola Memmia al centro del Prato della Valle;
  • il parco Treves de' Bonfili;
  • i Giardini della Rotonda;
  • il "Lungargine Scaricatore, Codotto e Maronese, Terranegra": un percorso ciclopedonale di circa 8 km collega il ponte Scaricatore (Bassanello) col ponte di San Gregorio (Terranegra) e offre nel primo tratto anche un "percorso vita" (percorso ginnico attrezzato);
  • il Giardino Venturini e Natale, situato lungo il canale Piovego vicino alla Stanga, dal 2003 ospita una copia del leone di San Marco (XV secolo) recuperato al Portello nel fossato lungo le mura.

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Padova.

Padova ha un clima continentale con inverni rigidi ed estati calde, con un elevato grado di umidità che favorisce la formazione di fitte nebbie durante le stagioni autunnali ed invernali e la presenza di afa durante il periodo estivo. Le precipitazioni sono distribuite abbastanza uniformemente durante l'anno con un minimo non troppo pronunciato durante la stagione invernale. Durante l'estate le precipitazioni sono sovente di carattere temporalesco e spesso sono accompagnate da grandine. Le stagioni primaverili ed autunnali sono normalmente caratterizzate da perturbazioni di origine atlantica. [11]

Nel 1725 Giovanni Poleni iniziò a Padova la misurazione sistematica di numerosi parametri meteorologici che tuttora proseguono, rendendo difatti questa serie temporale una delle più lunghe ed omogenee attualmente disponibili, il che la rende molto adatta allo studio delle variazioni climatiche nelle città.

Dal punto di vista legislativo, il comune di Padova ricade nella Fascia Climatica E con 2383 gradi giorno,[12] dunque il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile.


Dati meteo Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temp. max. media (°C) 6 9 13 18 22 26 28 28 25 19 12 7 17.8
Temp. min. media (°C) -1 1 4 7 12 15 18 17 14 9 4 0 8.3
Piogge (mm) 70 57 67 68 79 88 64 80 58 66 87 62 846
Umidità relativa (%) 80 73 69 70 69 70 68 69 71 74 77 81 72.6
Eliofania assoluta (ore) 2 4 5 5 7 8 10 9 6 4 3 2 5.4


Le temperature negli ultimi anni tuttavia sono state ben più elevate, in particolare le massime nei mesi estivi a partire dagli anni 2000. Ormai è consuetudine avere già a maggio numerose giornate che superano i 30 gradi e sfiorano i 35, mentre le medie di giugno luglio e agosto sono ben più elevate, quasi ogni anno la media delle massime in giugno luglio e agosto supera i 30 gradi, con ripetute ondate di calore che possono portare le temperature quasi fino a 40 gradi. Celebre è stata l'estate del 2003 nella quale da fine maggio fino a fine agosto le massime sono state quasi costantemente sopra i 30 gradi con numerose giornate over 35, e tale ondata di calore ebbe il suo apice l'11 agosto con una massima di 39.9 gradi registrata all'orto botanico.

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia di Padova.
Le origini del nome
L'etimologia del toponimo è incerta, ma è evidente l'assonanza con l'antico nome del Po (Padus). Vi si potrebbe riconoscere la radice indoeuropea pat-, in riferimento forse ad un luogo pianeggiante ed aperto, contrapposto alle vicine zone collinari (in latino da questa radice deriva la parola "patera" che sta appunto per "piatto"), a cui si deve aggiungere un ulteriore suffisso "-av" (come nel fiume Timavo), di antica origine venetica, indicante appunto la presenza di un fiume, appunto il Brenta-Medoacus. Inoltre la terminazione "-ium", nel nome romano Patavium, indica la presenza di più villaggi poi unificatisi. (R. Mambella)
La cosiddetta "Tomba di Antenore"
La cosiddetta "Tomba di Antenore"

Insediamenti preistorici sono stati accertati dall'archeologia, già a partire dall'XI secolo a.C. - X secolo a.C.,[13] topograficamente in corrispondenza dell'odierno centro di Padova. La leggenda narra che la fondazione di Padova sia avvenuta per opera di Antenore, un principe troiano scampato alla distruzione di Troia, ma è ampiamente noto come tale "romantica" diceria tragga origine da un deliberato falso storico, confezionato ad arte dal dotto Lovato Lovati.

Foto di Padova con indicato il corso del Medoacus, le vie romane e le mura cittadine
Foto di Padova con indicato il corso del Medoacus, le vie romane e le mura cittadine

Rappresentando uno dei principali centri della cultura paleoveneta, l'antica Padova sorse all'interno di un'ansa del fiume Brenta (durante l'antichità chiamato Medoacus Major) che allora (probabilmente fino al 589) scorreva nell'alveo dell'odierno Bacchiglione (al tempo denominato Medoacus Minor o Edrone), entrando in città nei pressi della attuale Specola.

Già a partire dal 226 a.C. gli antichi patavini strinsero un'alleanza con Roma contro i Galli Cisalpini, alleanza poi confermata più volte, in particolare al tempo della Battaglia di Canne (216 a.C.) e della guerra sociale (91 a.C.), quando Padova e altre città transpadane combatterono al fianco dei romani. Dal 49 a.C. divenne un municipium romano, e in età augustea entrò a far parte della X Regio, della quale costituiva uno dei centri più importanti. Durante l'epoca imperiale la città divenne molto ricca grazie alla lavorazione delle lane provenienti dai pascoli dell'altipiano di Asiago. Dalla città passavano (o partivano) numerose strade che la congiungevano con i principali centri romani dell'epoca: la via Annia che la congiungeva con Adria e Aquileia, la via Medoaci che portava alla Valsugana e all'altipiano di Asiago, la via Astacus che la congiungeva con Vicentia, la via Aurelia che portava ad Asolo, la via Aponense che la collegava ai centri termali dei Colli Euganei. Sia a nord che a sud della città vi erano estese centuriazioni. In epoca romana, Padova [14] fu patria di Tito Livio, insigne storico romano (nello stesso periodo, diede pure i natali ai letterati: Gaio Valerio Flacco, Quinto Asconio Pediano, Trasea Peto[15], di cui vi è ancora ricordo nella toponomastica cittadina).

Nel periodo delle invasioni barbariche fu più volte devastata, prima dagli Unni nel 452-453, poi nel 601 dai Longobardi di Agilulfo, e infine dagli Ungari nell'899.

Nel Basso Medioevo Padova si distinse come libero comune, partecipando alla Lega Veronese e alla Lega Lombarda contro l'imperatore Federico Barbarossa. A questo periodo risale la fondazione dell'Università (1222), una delle più antiche d'Italia. Fu poi dominata, a partire dal 1318, dalla signoria dei Carraresi, fino alla conquista, avvenuta nel 1405, da parte della Repubblica di Venezia.

Porta Altinate vista dall'omonima Contrada
Porta Altinate vista dall'omonima Contrada

Nei successivi quattro secoli Padova, pur perdendo importanza politica, poté godere della pace e della prosperità assicurata dalla signoria veneziana e della libertà che venne assicurata alla sua Università, che richiamò studenti ed insegnanti da tutta Europa, divenendo uno dei maggiori centri dell'aristotelismo e attirando numerosi ed illustri intellettuali, come Galileo Galilei. Nel 1509, durante la guerra della Lega di Cambrai, Padova dovette subire un terribile assedio, che fu però respinto. Dopo lo scampato pericolo, la Serenissima procedette ad opere di fortificazione, dando alla cinta muraria l'aspetto attuale.

Caduta la Serenissima (1797), la città fu ceduta da Napoleone Bonaparte all'Austria. Dopo una breve parentesi all'interno del Regno d'Italia napoleonico, entrò a far parte nel 1815 del Regno Lombardo-Veneto asbugico. L'8 febbraio 1848 vide un'insurrezione contro il dominio austriaco, guidata in particolare dagli studenti universitari. Padova entrò a far parte del Regno d'Italia solo nel 1866, in seguito alla terza guerra di indipendenza.

Nel corso della prima guerra mondiale, la città era il quartier generale delle forze militari italiane. Merita un cenno il fatto che l'ardimentosa (e pacifica) impresa del Volo su Vienna, di dannunziana memoria, prese le mosse dalle vicinanze di Padova (Castello di San Pelagio in comune di Due Carrare, 9 agosto 1918). Nei pressi della città, a Battaglia Terme il castello di Lispida fu adibito a residenza del re Vittorio Emanuele III. A Villa Giusti (in località Mandria di Padova) fu firmato l'armistizio che pose termine al conflitto.

Nella seconda guerra mondiale Padova fu un importante centro della resistenza contro il nazifascismo. Numerosi studenti e insegnanti universitari parteciparono alla lotta partigiana, a cominciare dallo stesso rettore Concetto Marchesi. Per questo motivo l'Università degli Studi di Padova fu premiata (unica università italiana a ricevere tale onorificenza) con la medaglia d'oro al Valor Militare.

Gli anni dal dopoguerra ad oggi furono per Padova di continuo sviluppo economico, grazie alla favorevole collocazione geografica al centro di importanti vie di comunicazioni favorevoli per industrie e servizi. La crisi sociale e politica degli anni settanta vide però il polarizzarsi delle tensioni a Padova, in vicende spesso collegate alla crescente politicizzazione dell'ampia comunità studentesca ed universitaria della città.

La città oggi sta vivendo importanti cambiamenti urbanistici, con la costruzione di nuovi moderni edifici direzionali e residenziali e con un profondo rinnovo della viabilità cittadina, articolatasi negli ultimi anni intorno alla complessa realizzazione del metrotram, tuttora in corso.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

Per approfondire, vedi la voce Monumenti di Padova.
Una suggestiva veduta notturna da Piazza dei Signori verso il Palazzo del Capitanio
Una suggestiva veduta notturna da Piazza dei Signori verso il Palazzo del Capitanio

L'apparato monumentale (nella più vasta accezione) del contesto urbano, quale oggi si offre all'osservazione del visitatore, testimonia largamente le varie fasi della vicenda storica patavina.

Monumento di Daniel Libeskind
Monumento di Daniel Libeskind

Se, difatti, malauguratamente non è più presente alcuna traccia delle (supposte) origini preistorico-leggendarie, ogni altra fase cronologica ha lasciato tangibili manifestazioni in altrettanti luoghi salienti e caratteristici, a partire dall'Arena romana, passando per le varie cinte murarie, torri medievali, palazzi di età signorile, chiese ed altri luoghi di culto (cristiani e non), edifici simbolici del potere civile, templi della cultura (il , l'Orto botanico…), fino ad espressioni di architettura d'avanguardia (quali, ad esempio, il monumento di Daniel Libeskind ai caduti delle Torri Gemelle di New York, o la Torre Net): tutti capisaldi urbanistici che verranno analizzati e descritti in prosieguo e/o nella voce specifica testé richiamata, oltre che nella voce Storia di Padova.

[modifica] Città murata

« Urbs ipsa moenia. »
Per approfondire, vedi la voce Mura di Padova.
Mappa di Padova del 1700
Mappa di Padova del 1700

Tra le più significative vestigia dell'illustre passato di Padova, merita una particolare menzione la doppia cinta muraria tuttora - almeno in parte - apprezzabile.

Testimonia la struttura medievale la cinta trecentesca, di cui sfortunatamente sono oggi chiaramente ravvisabili solo quasi la porta Altinate e quella su ponte Molino. Si tratta di un complesso difensivo risalente in per lo più alla signoria dei carraresi.

Molto migliore è lo stato di conservazione della cinta cinquecentesca, splendido esempio di architettura militare veneziana[16].

Attorno a tali mura - che avvicinano esteticamente Padova a Treviso - si snoda un tracciato viario che fino a qualche anno fa i padovani usavano definire "circonvallazione", ma che ormai può chiamarsi tale solo sotto un profilo strettamente etimologico (circum + vallum - "attorno alle mura"), poiché in realtà è attualmente fagocitato dalla congestione complessiva del traffico urbano.

[modifica] Luoghi di culto [17]

Battistero del Duomo
Battistero del Duomo
Ingresso della Sinagoga di Padova
Ingresso della Sinagoga di Padova

[modifica] Palazzi

Caffè Pedrocchi
Caffè Pedrocchi

[modifica] Altri monumenti

[modifica] Musei

Chiostro dei Musei Civici
Chiostro dei Musei Civici
Cappella degli Scrovegni
Cappella degli Scrovegni
  • Museo archeologico ambientale delle acque del padovano[24]
  • Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea
  • Museo Diocesano di Arte Sacra
  • Museo dell'internato ignoto (presso l'omonimo tempio)[25]
  • Museo della terza Armata
  • Museo delle antiche strumentazioni, istituto Tecnico Belzoni-Boaga
  • Museo al Santo
  • Oratorio di San Michele (vedi alla voce Monumenti di Padova, Seconda sezione)
  • Ponte di San Lorenzo
  • Museo delle macchine "Enrico Bernardi"
  • Museo di storia della medicina e della salute nell'ospedale di San Francesco Grande
  • Museo del Marinaio d'Italia
  • Museo di Zoologia
  • Museo di Storia della Fisica
  • Museo di mineralogia e petrografia e paleontologia
  • La Specola - Castello di Ezzelino e Torlonga
  • Palazzo Zabarella
  • Museo di Scienze Archeologiche e d'Arte
  • Piano Nobile del Caffè Pedrocchi
  • Esapolis, Museo Vivente degli Insetti

[modifica] Teatri

Padova ha sempre avuto la fortuna di ospitare figure teatrali di livello internazionale. Le sale teatrali sono numerose e ogni anno vengono messi in scena centinaia di spettacoli. I teatri padovani sono sparsi per tutta la città; quelli principali sono:

  • Teatro Verdi
  • Teatro del Seminario Vescovile (da poco restaurato)
  • Teatro Antonianum
  • Teatro Don Bosco
  • Teatro Ai Colli
  • Teatro Maddalene
  • Piccolo Teatro
  • Teatro Abano Terme, nel comune omonimo.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Per approfondire, vedi la voce Area metropolitana di Padova.

Abitanti censiti


Nel 2006 i nati sono stati 1.893 (9,0‰), i morti 2.339 (11,1‰) con un incremento naturale di -446 unità rispetto al 2005 (-2,1‰). Il 31 dicembre 2006, su una popolazione di 210.301 abitanti, si contavano 19.661 stranieri (9,3%). Le famiglie contano in media 2,1 componenti.

A Padova è stata istituita una "Commissione speciale Città metropolitana", con lo scopo di coordinare le politiche del comune di Padova e dei comuni limitrofi su tematiche di importanza sovracomunale[26].

[modifica] Etnie

Secondo l'Annuario statistico comunale 2006, pubblicato a cura del Settore Programmazione Controllo e Statistica il 19 dicembre 2007, la popolazione del Comune di Padova al 31 dicembre 2006 era di 210.301 abitanti, di cui 103.600 nativi di Padova, ed il rimanente immigrato da altre località. I nati all'estero risultano 22.102, di cui 19.661 sono anche cittadini stranieri. L'etnia straniera più rappresentata è la rumena, con 4.197 residenti.

[modifica] Tradizioni, leggende e cultura popolare

[modifica] I "tre senza"

Padova è nota per essere la città dei "tre senza"[27] [28]:

  • "Santo senza nome", perché Sant'Antonio, di cui è tradizionalmente popolare la devozione, è comunemente chiamato "il Santo" per antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima;
  • "Caffé senza porte", perché il monumentale "Caffè Pedrocchi", storico locale cittadino, anticamente era aperto ad ogni ora del giorno;
  • "Prato senza erba", perché il "Prato della Valle", spettacolare "piazza", la più grande d'Europa secondo alcuni, [29] era in realtà fino alla fine del XVIII secolo, periodo in cui assunse la sistemazione attuale grazie ad Andrea Memmo, una superficie paludosa[30] dove si svolgeva la famosa "Fiera del Santo", trasformata in Fiera Campionaria nel 1919.

[modifica] Le "due gatte"

Non sono molti, invece, a conoscere la storia delle "due gatte", che pure figurano tra le più curiose icone della città:

Per approfondire, vedi la voce Restaurazione.
Per approfondire, vedi la voce Lega di Cambrai.

[modifica] Universa universis patavina libertas

Per approfondire, vedi la voce Storia di Venezia.

È il motto dell'Università degli studi di Padova; in lingua latina significa "La libertà di Padova [è] totale per tutti".
Ci si riferisce alla libertà d'insegnamento, che oggi riteniamo un valore acquisito, sia come principio di democrazia liberale, sia come diritto costituzionalmente garantito. Ma non è sempre stato così, e la patavina libertas in passato era soprattutto dovuta alla politica della Repubblica Serenissima, di cui Padova fece parte dal 1405 al 1797.

Venezia ha sempre mantenuto una posizione di sostanziale antagonismo nei confronti dello Stato della Chiesa, e ciò, fra l'altro, si rifletteva anche nell'impedire un'eccessiva ingerenza delle autorità ecclesiastiche (e dell'Inquisizione) nel lavoro dei professori.

D'altronde, Venezia si avvantaggiò spesso del progresso scientifico che derivava dalla produzione culturale ed accademica patavina: sono documentati storicamente casi in cui gli apparati di spionaggio della Serenissima si rivolsero ad esperti dell'Orto botanico di Padova per ottenerne la confezione di veleni a scopo di assassinio politico (il che, del resto, era prassi piuttosto diffusa nella diplomazia clandestina rinascimentale).

Nel corso dei secoli, l'Università di Padova è diventata una delle principali Università italiane, e conta attualmente 13 Facoltà, oltre 65.000 studenti e 5.000 tra docenti e personale tecnico-amministrativo.

[modifica] Il Canton del Gallo

È l'incrocio tra le vie: Roma, San Francesco, Otto Febbraio e San Canziano (praticamente, l'angolo destro, guardando il portone principale, del Palazzo del Bò).

È tradizionalmente considerato il punto più centrale della città, e pare si chiami così dal nome di una locanda o osteria che ivi sorgeva. Anche se oggi la circolazione veicolare è praticamente abolita in loco, fu proprio al Canton del Gallo che venne installata la prima pedana per il "vigile" che doveva disciplinare il traffico [36].

[modifica] Il toponimo Stanga

Per approfondire, vedi la voce Ordalia.

A tutti i padovani è nota la località detta "Stanga" (per i non padovani: si tratta di un ampio spiazzo circolare, che si apre in prossimità della più nota Via Anelli). Pochi, forse, conoscono l'origine del toponimo.
Pare che nell'Alto Medioevo in questo luogo si tenessero i duelli di campioni e bravi (due categorie di "spadaccini" mercenari che - in sostituzione degli effettivi portatori degli interessi controversi - si affrontavano con armi rudimentali in una sorta di ordalia o giudizio di Dio, ossia il surrogato, secondo le usanze barbariche, del processo come mezzo di appianamento delle liti giudiziarie). I sanguinosi scontri attiravano folle di curiosi, che dovevano accomodarsi oltre i paletti (le stanghe, appunto) delimitanti l'agone.

Risulta che il fenomeno fosse disciplinato da una legge locale, in vigore dal 1236 al 1275. Essa, peraltro, oltre a stabilire i compensi dovuti a campioni o bravi, disponeva che questa "professione" fosse appannaggio dei soli padovani, o quanto meno di chi risiedesse nelle vicinanze della città.[37]

[modifica] Cultura

(EN)
« For the great desire I had to see
fair Padua, nursery of arts, I am arrived…
and am to Padua come, as he that leaves
a shallow plash to plunge in the deep, and
with satiety seeks to quench his thirst. »
(IT)
« Per il grande desiderio che avevo
di vedere la Bella Padova, culla delle arti sono arrivato…
ed a Padova sono venuto, come chi lascia uno stagno
per tuffarsi nel mare, ed a sazietà cerca di placare la sua sete.. »
L'ateneo patavino
L'Università degli Studi di Padova è fra le più note università in Italia e nel mondo, e fra le più antiche al mondo (la terza in Italia, la settima al mondo), risalendo al 1222.

Nel 2007 contava circa 63.000 studenti e 2.350 docenti[38].
L'Università venne fondata, secondo la tradizione, nel 1222 quando un gruppo di studenti e professori migrarono dall'Università di Bologna alla ricerca di una maggiore libertà accademica, anche se è certo che scuole di diritto e medicina esistevano a Padova prima del 1222. In realtà il 1222 è l'anno nel quale per la prima volta in un atto notarile della città si nomina con precisione lo Studio Patavino (quindi già esistente) ed è così convenzionalmente ritenuto essere l'anno di fondazione.
Nel corso della sua lunga storia, l'Università di Padova fu luogo d'incontro di alcune tra le più importanti personalità europee ed italiane, tra le cui fila si annoverano personaggi del calibro di Leon Battista Alberti, Nicolò Copernico [39] [40] e Melchiorre Cesarotti. Dal 1592 per 18 anni consecutivi (definiti dall'interessato i migliori della sua vita), Galileo Galilei[41] resse la cattedra di matematica presso l'ateneo patavino. Nel medesimo, per la prima volta al mondo (1678) si laureò una donna: Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.

Anche l'Orto Botanico è un'istituzione legata all'Università
Anche l'Orto Botanico è un'istituzione legata all'Università

William Harvey, l'illustre medico inglese cui si deve la prima descrizione scientifica del sistema circolatorio (1628), fu allievo a Padova di Girolamo Fabrici. Va peraltro ricordato che in questa città sorse il primo teatro anatomico (1594), ed il fondatore della Scuola Clinica Padovana, Giovanni Battista del Monte, fu il primo medico a tenere le lezioni nelle corsie di un ospedale.
Nel 2004 è stata istituita la Scuola Galileiana di Studi Superiori, con la collaborazione e sul modello della Scuola Normale Superiore di Pisa. Alla scuola si accede tramite un concorso molto selettivo; gli studenti ammessi si iscrivono ai corsi dell'Università di Padova, ma in più hanno alcuni benefici (ad esempio vitto e alloggio presso un collegio universitario), devono avere una media di esami particolarmente alta (almeno 27), e in più devono frequantare obbligatoriamente alcuni corsi specifici.
L'Ateneo gestisce anche nove Musei scientifici, fra cui il Museo di Storia della Fisica, ed è tra i membri fondatori del consorzio interuniversitario Cineca.
Fra i molti laureati celebri (viventi) del , ricordiamo lo psichiatra veronese Vittorino Andreoli.
L'Università offre una larga gamma di lauree in tredici Facoltà.

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[modifica] Personalità legate a Padova

Per approfondire, vedi la voce Personalità legate all'Università degli Studi di Padova.