Alvise Cornaro

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Alvise (Luigi) Cornaro (1464 – 8 maggio 1566) è stato un nobile veneziano e scrittore italiano.

Era figlio di un albergatore padovano. Durante la sua lunga vita tentò di farsi riconoscere dalla Repubblica di Venezia come membro della nobile famiglia Cornaro -non riuscendoci- probabilmente perché discendente del Doge Marco Cornaro (nato nel 1286). Si sposò nel 1517 con Veronica Agugia e da questo matrimonio ebbe una sola figlia, Chiara, sposatasi con il nobile Giovanni Cornaro, della medesima famiglia a cui Alvise Luigi voleva appartenere.

Di buone condizioni economiche, in seguito ad una eredità e ad una predisposizione per gli affari e gli investimenti, ebbe la possibilità di dedicarsi a studi di agricoltura, idraulica e di architettura. Costruì ville ed altri edifici, si dedicò a molte opere di bonifica nei territori della Serenissima, in special modo dighe per controllare le acque al fine di estendere le zone coltivabili.

Mecenate, protesse svariati artisti, tra cui Angelo Beolco detto Il Ruzante. A lui si deve la creazione dell'Odeo Cornaro a Padova, che commissionò all'architetto Giovanni Maria Falconetto e che fu realizzato a partire dal 1524. Ispirato agli esempi classici (in particolare a Vitruvio), è considerato tra i primi esperimento di teatro moderno. Ipotizzò di costruire un teatro su un'isola artificiale nel Canal Grande di Venezia, proprio davanti a piazza S. Marco. Sostenne il pittore e architetto Giovanni Maria Falconetto, che gli progettò il giardino della sua casa a Padova (nota come Loggia Cornaro) e che fece conoscere al vescovo di Padova, committente in seguito della Villa dei Vescovi in Luvigliano. Dal 1538 ebbe rapporti e sul giovane architetto Andrea Palladio.

Dopo aver scritto un trattato di architettura e uno sulle acque (1566) scrisse il trattato che gli dette fama, Discorso sulla vita sobria.

Riacquistata a quarant'anni la propria salute dopo un periodo di infermità e di sofferenza dovute anche alla vita dissoluta giovanile, scrisse questo trattatello pubblicato per la prima volta a Padova nel 1558 e seguito da altre tre opere similari nel 1561, 1563 e 1565. In esso, scritto quando aveva ottantatré anni, rese conto della propria esperienza e suggerì alcune regole per raggiungere la vecchiaia nella pienezza delle facoltà fisiche e mentali, a partire dalla dieta quotidiana composta di 12 once di cibo e 20 once di vino. Egli stesso si presenta così:

« sono così agile che posso ancora cavalcare e salire ripide scale e pendii senza fatica. Sono di buon umore e non sono stanco della vita. Mi accompagno ad uomini di ingegno, che eccellono nella conoscenza e nella virtù. Quando non posso godere della loro compagnia, mi do alla lettura di qualche libro ed alla scrittura. Dormo bene ed i miei sogni sono piacevoli e rilassanti. Io credo che la maggior parte degli uomini, se non fossero schiavi dei loro sensi, delle passioni, dell'avarizia e dell'ignoranza, potrebbero godere di una vita lunga e felice, all'insegna della moderazione e della prudenza. »

e probabilmente non mentiva, contando che all'età di settant'anni a seguito del ribaltamento della carrozza su cui viaggiava, si ruppe un braccio ed una gamba, ma si riprese completamente.

Nell'ultimo periodo della sua vita iniziò ad aumentarsi gli anni; morì l'8 maggio 1566. Un suo ritratto eseguito da Tintoretto è conservato a Palazzo Pitti.

[modifica] Opere

  • Come vivere cento anni - Discorso della vita sobra:
    • Primo Discorso: Sulla vita sana e temperata
    • Secondo Discorso: la Metode la più sicura per rimediare ad une costituzione maladiva
    • Terzo Discorso: Metodo per godere il benessere completo negli anni avanzati
    • Quarto Discorso: Una esortazione ad una vita sobra e regolare per attegnere gli anni avanzati
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